Il totale sfiora i 41.000 euro, cioè circa 1,37 volte la RAL. È un coefficiente utile da tenere a mente: per stimare rapidamente quanto costa un dipendente, basta moltiplicare la RAL per un valore tra 1,35 e 1,40. Al lavoratore, dopo contributi e imposte, restano circa 23.000 euro netti, cioè 1.650–1.700 euro al mese su quattordici mensilità.
Cosa è cambiato nel 2026?
La novità fiscale più visibile riguarda i dipendenti più che le imprese. La legge di bilancio ha abbassato dal 35% al 33% l'aliquota IRPEF sullo scaglione tra 28.000 e 50.000 euro. Il risultato è un netto in busta paga leggermente più alto, a parità di costo per l'azienda.Per i datori di lavoro la notizia più rilevante è un'altra. Il D.L. 62/2026 prevede l'esonero totale dei contributi previdenziali a carico dell'azienda, con esclusione dei premi INAIL, per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate entro il 31 dicembre 2026. Chi assume un giovane under 35 può risparmiare fino a 500 euro al mese di contributi. Per l'assunzione di una donna il limite sale a 650 euro. È incentivata anche la stabilizzazione dei contratti a termine dei giovani, di nuovo fino a 500 euro mensili.
Per un'impresa romana questo significa poter azzerare, per un periodo che arriva fino a 24 mesi, gran parte della voce più pesante del costo del lavoro. Le agevolazioni hanno però regole precise. L'assunzione deve comportare un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei dodici mesi precedenti, e vanno rispettati i vincoli sui licenziamenti. Un errore di valutazione può costare la restituzione del beneficio, con sanzioni: meglio verificare i requisiti prima di assumere, non dopo.
Le altre leve per ridurre il costo
Gli incentivi non sono l'unico strumento. Si possono cumulare con la maxi-deduzione fiscale prevista per le nuove assunzioni, così il vantaggio è sia contributivo sia fiscale.Per chi vuole premiare i collaboratori già in forza, il welfare aziendale e i fringe benefit permettono di aumentare il valore riconosciuto al dipendente senza il carico di contributi e imposte che graverebbe su un normale aumento in busta paga.
Infine vale la pena controllare periodicamente il CCNL applicato, l'inquadramento dei lavoratori e la classificazione INAIL. Non di rado da queste verifiche emergono costi che l'azienda sta sostenendo senza doverlo fare.