Quando si valuta un'assunzione si parte quasi sempre dalla RAL, la retribuzione annua lorda concordata con il lavoratore. È però solo una parte della spesa. Ai 30.000 euro di retribuzione l'azienda aggiunge i contributi INPS a proprio carico, che valgono circa il 29–32% a seconda del settore e della qualifica: nel nostro esempio circa 8.700 euro. Si somma poi il premio INAIL, modesto per il lavoro d'ufficio (circa 150 euro) ma ben più alto in edilizia o nella logistica. Infine c'è il TFR, che l'azienda accantona ogni anno per circa il 7,41% della retribuzione, pari a circa 2.200 euro.
Il totale sfiora i 41.000 euro, cioè circa 1,37 volte la RAL. È un coefficiente utile da tenere a mente: per stimare rapidamente quanto costa un dipendente, basta moltiplicare la RAL per un valore tra 1,35 e 1,40. Al lavoratore, dopo contributi e imposte, restano circa 23.000 euro netti, cioè 1.650–1.700 euro al mese su quattordici mensilità.

Cosa è cambiato nel 2026?

La novità fiscale più visibile riguarda i dipendenti più che le imprese. La legge di bilancio ha abbassato dal 35% al 33% l'aliquota IRPEF sullo scaglione tra 28.000 e 50.000 euro. Il risultato è un netto in busta paga leggermente più alto, a parità di costo per l'azienda.
Per i datori di lavoro la notizia più rilevante è un'altra. Il D.L. 62/2026 prevede l'esonero totale dei contributi previdenziali a carico dell'azienda, con esclusione dei premi INAIL, per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate entro il 31 dicembre 2026. Chi assume un giovane under 35 può risparmiare fino a 500 euro al mese di contributi. Per l'assunzione di una donna il limite sale a 650 euro. È incentivata anche la stabilizzazione dei contratti a termine dei giovani, di nuovo fino a 500 euro mensili.
Per un'impresa romana questo significa poter azzerare, per un periodo che arriva fino a 24 mesi, gran parte della voce più pesante del costo del lavoro. Le agevolazioni hanno però regole precise. L'assunzione deve comportare un incremento occupazionale netto rispetto alla media dei dodici mesi precedenti, e vanno rispettati i vincoli sui licenziamenti. Un errore di valutazione può costare la restituzione del beneficio, con sanzioni: meglio verificare i requisiti prima di assumere, non dopo.

Le altre leve per ridurre il costo

Gli incentivi non sono l'unico strumento. Si possono cumulare con la maxi-deduzione fiscale prevista per le nuove assunzioni, così il vantaggio è sia contributivo sia fiscale.
Per chi vuole premiare i collaboratori già in forza, il welfare aziendale e i fringe benefit permettono di aumentare il valore riconosciuto al dipendente senza il carico di contributi e imposte che graverebbe su un normale aumento in busta paga.
Infine vale la pena controllare periodicamente il CCNL applicato, l'inquadramento dei lavoratori e la classificazione INAIL. Non di rado da queste verifiche emergono costi che l'azienda sta sostenendo senza doverlo fare.

Calcoli il costo prima di assumere

Ogni azienda ha le sue variabili, e le cifre di questo articolo sono indicative. Per una prima stima può usare il simulatore gratuito del costo del lavoro disponibile sul sito. Se vuole invece sapere con precisione quanto le costerà la prossima assunzione e quali incentivi può ottenere, richieda una consulenza allo Studio.